
Chi conosce Contech la associa all'automazione industriale: macchine, sensori, software che tengono insieme un processo e lo rendono misurabile. Da qualche anno lavoriamo anche a un progetto che con la fabbrica sembra non c'entrare niente e che invece nasce dallo stesso mestiere. Si chiama Spotter: una rete di schermi nei negozi di quartiere, in cui ogni negozio fa pubblicità agli altri e gli altri la fanno a lui. In autunno 2026 parte il pilota, a Roma.
Perché un'azienda di automazione si occupa di pubblicità
Il bar sotto casa, la palestra, la farmacia, la boutique hanno tutti lo stesso problema: farsi conoscere nel raggio di qualche chilometro. La pubblicità tradizionale costa, e quasi mai dice se qualcuno l'ha vista davvero.
Guardato con gli occhi di chi fa automazione, è un problema noto:
- un dispositivo sul campo che lavora da solo tutto il giorno;
- dei sensori che misurano quello che succede;
- una logica che decide in tempo reale;
- un centro di controllo che sorveglia tutto da remoto.
In fabbrica sono macchine e linee di produzione. In Spotter sono uno schermo in vetrina, una camera che stima il pubblico, un palinsesto che sceglie cosa mandare in onda e una piattaforma che rende conto di ogni minuto. Per noi è lo stesso mestiere, applicato a un problema diverso.
L'idea: scambiarsi il pubblico
Il principio è semplice. Un negozio ospita uno schermo Spotter. Quando lo schermo è acceso e ha pubblico davanti, il negozio matura tempo: ogni ora con pubblico vale circa 42 minuti di trasmissione, al netto della quota che resta alla rete. Quel tempo il negozio lo spende facendo girare il proprio spot sugli schermi degli altri negozi della zona. Sceglie dove, quando e a chi.
Niente fatture tra negozi, niente trattative: uno scambio alla pari, misurato dagli sguardi veri. Un'impressione conta solo quando una persona guarda lo spot per almeno due secondi. Chi non ha uno schermo può comprare campagne a pagamento: mette un budget in euro e paga solo le impressioni davvero consegnate.
Ogni ora con pubblico davanti vale circa 42 minuti di trasmissione sugli schermi degli altri negozi.
Una storia che parte da un brevetto
L'idea non è di ieri. Nel gennaio 2021 Andrea e Fabrizio Contrasto hanno depositato in Italia la domanda di brevetto per invenzione industriale «Sistema multimediale per la distribuzione di messaggi», che nel frattempo è stata concessa. Il cuore era già questo: ogni ora di attività del proprio dispositivo diventa un'ora di pubblicità per la propria attività. Il brevetto descrive anche:
- sequenze di messaggi controllate;
- l'esclusione dei concorrenti;
- statistiche raccolte con la visione artificiale;
- il pubblico mirato per età e genere;
- il raggio d'azione;
- l'approvazione dei contenuti prima della messa in onda.
Negli anni successivi sono arrivati una prima versione del software e i primi prototipi. A giugno 2026 abbiamo deciso di ripartire da zero e riprogettare tutto: la piattaforma web, l'app che gira sul display e il motore che decide il palinsesto. Gli obiettivi erano tre: affidabilità, privacy e la possibilità di crescere quartiere dopo quartiere.
Dal brevetto del 2021 al pilota di Roma, fino alla crescita quartiere per quartiere.
Come funziona, in pratica
1. Il display arriva in comodato d'uso, già configurato. È uno schermo a forma di L, da banco o da vetrina, in due tagli (10 e 14 pollici). Ha una camera per stimare il pubblico, un chip dedicato all'intelligenza artificiale e una cornice LED che richiama lo sguardo nei momenti giusti. Si collega in Wi-Fi o con il cavo di rete e si aggiorna da solo, da remoto.
2. Lo spot si crea in pochi minuti. Nel portale ci sono più di cento template professionali: si sceglie quello giusto e lo si personalizza nell'editor, con foto, video, testi e i colori del proprio marchio. Chi ha fretta può scrivere due righe, per esempio «aperitivo 2×1 il giovedì», e l'intelligenza artificiale propone uno spot completo, con i colori e il logo del negozio.
Più di cento template pronti: si parte da uno e lo si adatta al proprio negozio.
L'editor: livelli, timeline e anteprima uguale a quello che va in onda.
3. Si sceglie dove e a chi. Una campagna ha:
- una zona, cioè un raggio attorno agli indirizzi che contano;
- le fasce orarie;
- il pubblico per età e genere;
- gli interessi.
C'è anche l'anti-concorrenza: i negozi della stessa categoria possono bloccare lo spot, e chi fa la campagna può escludere le categorie che vuole.
Dove e a chi: zona, fasce d'età, genere e interessi.
4. Il palinsesto decide, ora per ora. Il motore sceglie su quali schermi e in quali momenti ogni spot rende di più, rispettando i vincoli di ogni campagna. Prima di andare in onda, ogni spot passa dal controllo qualità dello staff.
5. Si vedono i risultati. Per ogni spot il portale mostra:
- le impressioni qualificate;
- l'attenzione media;
- i negozi in cui è passato;
- l'età e il genere di chi l'ha guardato, sempre in forma aggregata.
Si decide sui dati, non sulle stime a occhio.
Dove è passato uno spot e chi l'ha guardato, sempre in forma aggregata.
Privacy by design, dal primo giorno
Un sistema con una camera in negozio deve essere impeccabile sulla privacy, e Spotter è progettato così dall'inizio:
- La stima avviene dentro il display. Il fotogramma viene analizzato dal chip del display e scartato subito. Nessuna immagine viene salvata o trasmessa, e nessuno viene riconosciuto.
- Escono solo numeri. Al server arrivano conteggi anonimi, per esempio «3 persone, 25–34 anni, 2 sguardi di almeno 2 secondi».
- Il portale mostra solo aggregati. Età e genere compaiono solo su almeno sette giorni interi, sopra soglie minime, con valori arrotondati. Sono stime e possono sbagliare: per questo non si mostrano mai persona per persona.
- I dati restano in Europa, e nei negozi ci sono i cartelli informativi.
L'immagine non lascia mai il display: al server arrivano solo conteggi anonimi.
Dietro le quinte: la piattaforma
Spotter ha quattro pezzi:
- il display nel negozio;
- una piattaforma cloud con i dati in Unione Europea;
- il portale per i clienti, dove si creano spot e campagne e si leggono le statistiche;
- un back-office per lo staff. Da qui si approvano gli spot, si sorveglia la flotta dei display, si vede la rete sulla mappa e si controlla la salute del sistema.
Dal display in negozio al portale: cosa succede dove.
C'è una scelta tecnica a cui teniamo in modo particolare. Il motore che decide il palinsesto è un'unica libreria, usata sia dagli schermi sia dal simulatore dello staff. Così quello che simuliamo è esattamente quello che va in onda: se una campagna non passa su uno schermo, il simulatore dice perché.
Il back-office dello staff: la rete sulla mappa, zona per zona.
Il simulatore mostra cosa andrebbe in onda su uno schermo, e perché.
Il pilota: Roma, autunno 2026
Il pilota parte in autunno 2026 con 15 negozi a Roma ovest, nella zona 00166. Per sei mesi display, campagne e statistiche sono gratuiti. Lo scopo è mettere alla prova sul campo:
- lo scambio di tempo;
- la misura del pubblico;
- la facilità d'uso per chi ha un negozio e poco tempo.
Poi la rete cresce per vicinanza, perché gli spot viaggiano tra negozi vicini. Da inverno 2026–27 la zona 00166 si apre a tutti i negozi, con i piani in abbonamento. Nel 2027 tocca ai quartieri confinanti. Tra il 2027 e il 2028 a tutta Roma, poi a nuove città.
Chi c'è dietro
Spotter è un progetto di Contech. L'idea è di Andrea Contrasto e Fabrizio Contrasto, che del brevetto sono anche i titolari.
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Vuoi vederlo in azione? La demo è il prodotto vero, con dati d'esempio: un clic e sei dentro, senza registrazione. Se hai un negozio nella zona 00166 puoi candidarti al pilota. Tutto il resto è su spotter.it.


